Presentazione del libro
"Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo"
Data e ora: 28 ottobre 2010 alle 17 e 45
Luogo : Genova, Passeggiata Libro Caffè, Piazza di S.Croce 21r, Sarzano
Ne parliamo con:
Nicola Vallinoto (curatore),
Alessandro Cavalli e
Deborah Lucchetti (coautori)
Con la partecipazione di:
Sergio Cofferati (europarlamentare)
Modera:
Alberto Puppo (la Repubblica)
In uscita a maggio 2010 con tipi Ombre Corte e licenza Creative Commons 2.5.
Volume collettivo a cura di Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini.
Con una prefazione di Alessandro Cavalli ed una postfazione di Daniel Cohn Bendit.
mercoledì 20 ottobre 2010
mercoledì 16 giugno 2010
Le condizioni per il rilancio del processo costituente in Europa
Anticipazione dal volume collettivo "Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo", Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini (a cura di), ombre corte, Verona, maggio 2010.
Le condizioni per il rilancio del processo costituente in Europa
di Monica Frassoni*
Il 1° dicembre 2009, giorno dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ci sono stati pochi festeggiamenti. Anzi, diciamo pure che la data é passata nella relativa indifferenza della maggior parte dell’opinione pubblica e del mondo politico europei.
Ed è forse normale, se si considera che il processo di riforma è iniziato come risposta al fallimento della Conferenza intergovernativa del 2000, pensata per preparare l’ampliamento dell’Ue e sfociata in un tempestoso Consiglio europeo a Nizza, durante il quale si sono verificati violenti scontri di piazza con i primi black blocks, che hanno vanificato lo sforzo di portare in piazza migliaia di persone da tutta Europa; ha avuto il suo momento di gloria nel lavoro della Convenzione europea nel 2003; è poi inciampato nei referendum olandese e francese nel 2005 per essere rimesso in pista dalla Cancelliera Merkel e dal Presidente Sarkozy nel 2007, nella veste rivista e corretta del Trattato di Lisbona, senza più preambolo né bandiera né inno; è ri-inciampato nel referendum in Irlanda nel 2008 e si è concluso dopo un altro referendum in Irlanda e dopo il definitivo superamento del boicottaggio di Vaclav Klaus (Presidente della Repubblica Ceca) nel 2009.
Un percorso molto accidentato per un risultato davvero poco appassionante, lontano dal sogno possibile di una Costituzione per l’Europa che fosse breve, con una chiara definizione di funzioni, poteri, quadro istituzionale, corredata da una Carta dei Diritti fondamentali direttamente dalla Corte di Giustizia europea. Anche se il Trattato di Lisbona rappresenta un passo avanti rispetto al Trattato di Nizza non c’è alcun dubbio che la sua entrata in vigore avviene in un periodo storico nel quale la ri-nazionalizzazione delle politiche europee e il sostanziale indebolimento dei poteri delle istituzioni integrate, Commissione, Corte di Giustizia e Parlamento, sono già una realtà. Una realtà tanto più dura da accettare quanto più necessaria sarebbe la presenza sullo scacchiere internazionale di un’Unione europea coesa e dotata di meccanismi di decisione veloci, trasparenti, democratici in settori così cruciali come la politica estera e di sicurezza, la politica di sviluppo, quella di immigrazione e di lotta ai cambiamenti climatici, a favore della riconversione ecologica del sistema economico e sociale. Il fallimento del vertice sul clima a Copenhagen (dicembre 2009) è solo l’ultima dimostrazione di come alla gesticolazione velleitaria di leaders che ancora si illudono di avere un potere che non hanno più corrisponda la realtà di una profonda divisione – e quindi marginalità – degli europei su sfide globali decisive per la nostra stessa sopravvivenza.
Continua in Europa 2.0
MONICA FRASSONI, Presidente del Partito verde europeo. Ha iniziato l’attività politica nel Movimento Federalista Europeo – già presidente della Jef – e ha proseguito nel Gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. Diventa eurodeputata nel 1999 con i verdi francofoni belgi Ecolo, prima italiana eletta all’estero. Rieletta nel 2004 per i Verdi italiani. Fino al 2009 è stata co-presidente del Gruppo parlamentare dei Verdi. Siti: www.monicafrassoni.eu; www.europeangreens.org.
Le condizioni per il rilancio del processo costituente in Europa
di Monica Frassoni*
Il 1° dicembre 2009, giorno dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ci sono stati pochi festeggiamenti. Anzi, diciamo pure che la data é passata nella relativa indifferenza della maggior parte dell’opinione pubblica e del mondo politico europei.
Ed è forse normale, se si considera che il processo di riforma è iniziato come risposta al fallimento della Conferenza intergovernativa del 2000, pensata per preparare l’ampliamento dell’Ue e sfociata in un tempestoso Consiglio europeo a Nizza, durante il quale si sono verificati violenti scontri di piazza con i primi black blocks, che hanno vanificato lo sforzo di portare in piazza migliaia di persone da tutta Europa; ha avuto il suo momento di gloria nel lavoro della Convenzione europea nel 2003; è poi inciampato nei referendum olandese e francese nel 2005 per essere rimesso in pista dalla Cancelliera Merkel e dal Presidente Sarkozy nel 2007, nella veste rivista e corretta del Trattato di Lisbona, senza più preambolo né bandiera né inno; è ri-inciampato nel referendum in Irlanda nel 2008 e si è concluso dopo un altro referendum in Irlanda e dopo il definitivo superamento del boicottaggio di Vaclav Klaus (Presidente della Repubblica Ceca) nel 2009.
Un percorso molto accidentato per un risultato davvero poco appassionante, lontano dal sogno possibile di una Costituzione per l’Europa che fosse breve, con una chiara definizione di funzioni, poteri, quadro istituzionale, corredata da una Carta dei Diritti fondamentali direttamente dalla Corte di Giustizia europea. Anche se il Trattato di Lisbona rappresenta un passo avanti rispetto al Trattato di Nizza non c’è alcun dubbio che la sua entrata in vigore avviene in un periodo storico nel quale la ri-nazionalizzazione delle politiche europee e il sostanziale indebolimento dei poteri delle istituzioni integrate, Commissione, Corte di Giustizia e Parlamento, sono già una realtà. Una realtà tanto più dura da accettare quanto più necessaria sarebbe la presenza sullo scacchiere internazionale di un’Unione europea coesa e dotata di meccanismi di decisione veloci, trasparenti, democratici in settori così cruciali come la politica estera e di sicurezza, la politica di sviluppo, quella di immigrazione e di lotta ai cambiamenti climatici, a favore della riconversione ecologica del sistema economico e sociale. Il fallimento del vertice sul clima a Copenhagen (dicembre 2009) è solo l’ultima dimostrazione di come alla gesticolazione velleitaria di leaders che ancora si illudono di avere un potere che non hanno più corrisponda la realtà di una profonda divisione – e quindi marginalità – degli europei su sfide globali decisive per la nostra stessa sopravvivenza.
Continua in Europa 2.0
MONICA FRASSONI, Presidente del Partito verde europeo. Ha iniziato l’attività politica nel Movimento Federalista Europeo – già presidente della Jef – e ha proseguito nel Gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. Diventa eurodeputata nel 1999 con i verdi francofoni belgi Ecolo, prima italiana eletta all’estero. Rieletta nel 2004 per i Verdi italiani. Fino al 2009 è stata co-presidente del Gruppo parlamentare dei Verdi. Siti: www.monicafrassoni.eu; www.europeangreens.org.
lunedì 31 maggio 2010
Pace, democrazia, interculturalità, conoscenza: le nuove sfide della res-publica europea come garante di beni pubblici e diritti collettivi
Anticipazione dal volume collettivo "Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo", Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini (a cura di), ombre corte, Verona, maggio 2010.
Pace, democrazia, interculturalità, conoscenza: le nuove sfide della res-publica europea come garante di beni pubblici e diritti collettivi
di Pier Virgilio Dastoli*
L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona1 chiude un lungo periodo di negoziati per la modifica dei Trattati di Roma del 1957, negoziati iniziati con l’Atto unico europeo del 1987 ma politicamente avviati con il progetto di Trattato del Parlamento europeo del 1984: un progetto ispirato alla pulita concezione del sistema federale spinelliano da realizzare attraverso l’azione politica, e non a concezioni fumose di federalismo ideologico destinato a prevalere prima in Europa e poi nel mondo per la sola forza della Ragione.
Il Trattato di Lisbona è un testo coerente con la concezione monnettiana del funzionalismo europeo ben descritta da Jacques Delors con l’espressione del “metodo dell’ingranaggio”. Esso contiene talune innovazioni importanti – fra le quali quella più significativa è probabilmente il carattere giuridicamente vincolante della ex Carta di Nizza (ora Carta di Strasburgo) – e consolida i passi in avanti compiuti dal 1987: la cittadinanza europea, i poteri del Parlamento europeo, gli obiettivi e le competenze dell’Unione al di là del mercato, la moneta unica, il primato del diritto dell’Unione e la sua personalità giuridica, la natura comunitaria e non più o non solo intergovernativa dell’organo che rappresenta gli Stati nazionali.
Dopo venticinque anni di negoziati, sei trattati e sei conferenze intergovernative – alle quali si sono aggiunte quelle per l’adesione di diciotto nuovi paesi e per due modifiche “costituzionali” alle disposizioni finanziarie e di bilancio –, governi nazionali e Parlamento europeo escludono la possibilità che si possa aprire nel medio periodo una nuova procedura di modifica dei Trattati.
In politica ed in particolare in politica europea il medio periodo corrisponde più o meno ad un decennio e l’opinione comune a Bruxelles e nelle capitali dei paesi membri è che una nuova fase costituente non si aprirà che alla vigilia del prossimo grande allargamento dell’Unione europea ai Balcani Occidentali (Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Albania, Kosovo) e dell’ultima fase di negoziati con la Turchia, dando per scontato che Croazia e Islanda entrino nell’Unione già durante questa legislatura.
Continua in Europa 2.0
PIER VIRGILIO DASTOLI, ha creato l’Intergruppo parlamentare federalista per la costituzione europea nel 1986. Ha promosso la convocazione di un referendum consultivo sull’Europa in occasione delle elezioni europee del 1989. Ha creato il Forum permanente della società civile europea. Ha organizzato il Congresso dell’Aja del 1998 ed ha lanciato una campagna per dotare l’Ue di una Carta che definisca i beni ed i diritti collettivi. È stato segretario del Movimento Europeo Internazionale e direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Ha pubblicato numerosi volumi sull’integrazione europea e collabora alla rivista “Il Mulino”. Siti: www.forum-civil-society.org.
Pace, democrazia, interculturalità, conoscenza: le nuove sfide della res-publica europea come garante di beni pubblici e diritti collettivi
di Pier Virgilio Dastoli*
L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona1 chiude un lungo periodo di negoziati per la modifica dei Trattati di Roma del 1957, negoziati iniziati con l’Atto unico europeo del 1987 ma politicamente avviati con il progetto di Trattato del Parlamento europeo del 1984: un progetto ispirato alla pulita concezione del sistema federale spinelliano da realizzare attraverso l’azione politica, e non a concezioni fumose di federalismo ideologico destinato a prevalere prima in Europa e poi nel mondo per la sola forza della Ragione.
Il Trattato di Lisbona è un testo coerente con la concezione monnettiana del funzionalismo europeo ben descritta da Jacques Delors con l’espressione del “metodo dell’ingranaggio”. Esso contiene talune innovazioni importanti – fra le quali quella più significativa è probabilmente il carattere giuridicamente vincolante della ex Carta di Nizza (ora Carta di Strasburgo) – e consolida i passi in avanti compiuti dal 1987: la cittadinanza europea, i poteri del Parlamento europeo, gli obiettivi e le competenze dell’Unione al di là del mercato, la moneta unica, il primato del diritto dell’Unione e la sua personalità giuridica, la natura comunitaria e non più o non solo intergovernativa dell’organo che rappresenta gli Stati nazionali.
Dopo venticinque anni di negoziati, sei trattati e sei conferenze intergovernative – alle quali si sono aggiunte quelle per l’adesione di diciotto nuovi paesi e per due modifiche “costituzionali” alle disposizioni finanziarie e di bilancio –, governi nazionali e Parlamento europeo escludono la possibilità che si possa aprire nel medio periodo una nuova procedura di modifica dei Trattati.
In politica ed in particolare in politica europea il medio periodo corrisponde più o meno ad un decennio e l’opinione comune a Bruxelles e nelle capitali dei paesi membri è che una nuova fase costituente non si aprirà che alla vigilia del prossimo grande allargamento dell’Unione europea ai Balcani Occidentali (Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Albania, Kosovo) e dell’ultima fase di negoziati con la Turchia, dando per scontato che Croazia e Islanda entrino nell’Unione già durante questa legislatura.
Continua in Europa 2.0
PIER VIRGILIO DASTOLI, ha creato l’Intergruppo parlamentare federalista per la costituzione europea nel 1986. Ha promosso la convocazione di un referendum consultivo sull’Europa in occasione delle elezioni europee del 1989. Ha creato il Forum permanente della società civile europea. Ha organizzato il Congresso dell’Aja del 1998 ed ha lanciato una campagna per dotare l’Ue di una Carta che definisca i beni ed i diritti collettivi. È stato segretario del Movimento Europeo Internazionale e direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Ha pubblicato numerosi volumi sull’integrazione europea e collabora alla rivista “Il Mulino”. Siti: www.forum-civil-society.org.
La tutela dei diritti fondamentali dopo Lisbona
Anticipazione dal volume collettivo "Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo", Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini (a cura di), ombre corte, Verona, maggio 2010.
La tutela dei diritti fondamentali dopo Lisbona
di Giuseppe Bronzini*
Un rigo di penna sovranazionale, il nuovo art. 6 del Trattato sull’unione europea (Tue), e il supremo “signore dei Trattati” (purtroppo ancora la Conferenza intergovernativa, anche se vincolata dal “metodo convenzionale” come metodo ordinario per guidare il processo di revisione) potrebbe aver radicalmente mutato il sistema di tutela dei diritti fondamentali nel Vecchio continente, e con ciò il ruolo della giurisdizione nell’ambito del sistema giudiziario europeo multilivello. Sostanzialmente in una riga, grazie all’intuito di Giuliano Amato1, si è risolto il problema dell’efficacia di quella Carta che fu “proclamata” oltre nove anni orsono a Nizza, siglata dalle tre istituzioni dell’Ue (Commissione, Consiglio e Parlamento) e pubblicata, ma non nella Gazzetta ufficiale, già nel 20002.
Questa soluzione è stata trovata nel contesto più ampio del completamento delle riforme istituzionali dell’Unione con il varo del nuovo Trattato; vengono così a completarsi due processi collegati ma concettualmente separabili, il primo iniziato con il Consiglio di Colonia del 1998, relativo alla codificazione di un Elenco solenne di diritti fondamentali appannaggio dei cittadini europei (operazione conclusa solo con la definizione della natura giuridica di tale Elenco stilato dalla prima Convenzione) ed il secondo con il successivo Consiglio di Laeken di approntamento di un sistema di regole appropriate per una Unione ormai a ventisette Stati; regole più trasparenti, più democratiche, non paralizzanti e comunque tali da conferire un ruolo più attivo all’Unione sulla scena globale. Il progetto di “costituzione europea” cercava di saldare le due linee di sviluppo del processo di integrazione in un nesso che si voleva di natura costituzionale, ma sul punto non intendo soffermarmi; forse è ancora presto per fare un bilancio del dibattito quasi decennale sul tema, meglio fermarsi a constatare che la Carta è stata incorporata nei Trattati e che la sua natura obbligatoria e vincolante è ormai indiscutibile e che d’altra parte questo storico passaggio è strettamente (ed anche formalmente, visto che è previsto nel medesimo Trattato) connesso al rafforzamento istituzionale del soggetto sovranazionale – Unione europea – che viene dotata di nuove regole la quali, su quasi tutti i temi, sono le stesse elaborate dalla seconda Convenzione: dalla politica estera alla soppressioni dei pilastri, dalla codecisione come principio ordinario per il processo legislativo, all’estensione del voto a maggioranza, dai nuovi poteri di iniziativa dei cittadini europei (art. 14), alla figura della Presidenza stabile ecc.
Continua in Europa 2.0
GIUSEPPE BRONZINI, Consigliere di Cassazione. Ha curato La Carta dei diritti dell’Unione europea (Chimienti, 2009), Le prospettive del welfare in Europa (Viella, 2009). Autore de I diritti del popolo mondo (Manifestolibri, 2004). Membro della Fondazione Basso, del Mfe e dell’Osservatorio sul rispetto dei Diritti Fondamentali in Europa. Socio fondatore del Basic Income Network Italia. Tra i promotori della campagna per la cittadinanza europea di residenza e per “un reddito garantito europeo”. Siti: www.europeanrights.eu; www.binitalia.org.
La tutela dei diritti fondamentali dopo Lisbona
di Giuseppe Bronzini*
Un rigo di penna sovranazionale, il nuovo art. 6 del Trattato sull’unione europea (Tue), e il supremo “signore dei Trattati” (purtroppo ancora la Conferenza intergovernativa, anche se vincolata dal “metodo convenzionale” come metodo ordinario per guidare il processo di revisione) potrebbe aver radicalmente mutato il sistema di tutela dei diritti fondamentali nel Vecchio continente, e con ciò il ruolo della giurisdizione nell’ambito del sistema giudiziario europeo multilivello. Sostanzialmente in una riga, grazie all’intuito di Giuliano Amato1, si è risolto il problema dell’efficacia di quella Carta che fu “proclamata” oltre nove anni orsono a Nizza, siglata dalle tre istituzioni dell’Ue (Commissione, Consiglio e Parlamento) e pubblicata, ma non nella Gazzetta ufficiale, già nel 20002.
Questa soluzione è stata trovata nel contesto più ampio del completamento delle riforme istituzionali dell’Unione con il varo del nuovo Trattato; vengono così a completarsi due processi collegati ma concettualmente separabili, il primo iniziato con il Consiglio di Colonia del 1998, relativo alla codificazione di un Elenco solenne di diritti fondamentali appannaggio dei cittadini europei (operazione conclusa solo con la definizione della natura giuridica di tale Elenco stilato dalla prima Convenzione) ed il secondo con il successivo Consiglio di Laeken di approntamento di un sistema di regole appropriate per una Unione ormai a ventisette Stati; regole più trasparenti, più democratiche, non paralizzanti e comunque tali da conferire un ruolo più attivo all’Unione sulla scena globale. Il progetto di “costituzione europea” cercava di saldare le due linee di sviluppo del processo di integrazione in un nesso che si voleva di natura costituzionale, ma sul punto non intendo soffermarmi; forse è ancora presto per fare un bilancio del dibattito quasi decennale sul tema, meglio fermarsi a constatare che la Carta è stata incorporata nei Trattati e che la sua natura obbligatoria e vincolante è ormai indiscutibile e che d’altra parte questo storico passaggio è strettamente (ed anche formalmente, visto che è previsto nel medesimo Trattato) connesso al rafforzamento istituzionale del soggetto sovranazionale – Unione europea – che viene dotata di nuove regole la quali, su quasi tutti i temi, sono le stesse elaborate dalla seconda Convenzione: dalla politica estera alla soppressioni dei pilastri, dalla codecisione come principio ordinario per il processo legislativo, all’estensione del voto a maggioranza, dai nuovi poteri di iniziativa dei cittadini europei (art. 14), alla figura della Presidenza stabile ecc.
Continua in Europa 2.0
GIUSEPPE BRONZINI, Consigliere di Cassazione. Ha curato La Carta dei diritti dell’Unione europea (Chimienti, 2009), Le prospettive del welfare in Europa (Viella, 2009). Autore de I diritti del popolo mondo (Manifestolibri, 2004). Membro della Fondazione Basso, del Mfe e dell’Osservatorio sul rispetto dei Diritti Fondamentali in Europa. Socio fondatore del Basic Income Network Italia. Tra i promotori della campagna per la cittadinanza europea di residenza e per “un reddito garantito europeo”. Siti: www.europeanrights.eu; www.binitalia.org.
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